Una strategia che ritiene le istituzioni parlamentari da superare

di Massimo Cellai, dal suo profilo Facebook

Prima elenco poche informazioni e valutazioni. Poi espongo alcune considerazioni personali.

a) In tempi che chiedono prudenza istituzionale e coraggio politico ci viene proposto un passo costituzionale le cui ricadute sono tutte da descrivere, da decidere, da comprendere. Si vuole moltiplicare le incognite e allora vi invito intanto ad attenervi alle conseguenze certe.

b) Il parlamento italiano è considerato uno dei più attivi nel panorama europeo. Limiti e miglioramenti ottenibili con modifiche legislative ordinarie e dei regolamenti, che invece non si vogliono fare per alimentare l’illusione ottica sui limiti della Costituzione.

c) Questa non è una riforma puntuale e circoscritta! Essa investe l’intero ordinamento della repubblica. Investe il Parlamento, funzionamento e funzioni, investe gli organismi i cui componenti sono eletti dalle camere riunite (a partire dalla Presidenza della Repubblica), investe composizione e azione delle commissioni parlamentari, investe la diversa presenza delle minoranze in Parlamento, investe il sistema elettorale scardinandolo, il sistema dei partiti spingendolo verso metodologie più verticiste e oligarchiche.

d) La rappresentanza popolare viene drasticamente diminuita. Il confronto necessario è sempre quello sulla camera bassa: i 400 deputati sono la camera bassa più ristretta tra i grandi paesi europei dopo la Spagna, rapporto 1 a 151.000 mentre in origine la Costituzione indicava di non superare mai  1 a 80.000.

d) Il Senato rimane una camera monca nella quale la rappresentatività crolla 1 a 297.169, la Calabria che ha il doppio di popolazione avrà il senatore del Trentino-Alto-Adige, le ampie circoscrizioni regionali perdono omogeneità.

e) Il Parlamento incide per lo 0,15 sul totale della spesa pubblica italiana, il taglio dei costi ammonterà a 57 milioni l’anno (82 milioni lordi) sui 1.585 annui, a voi il calcolo: risparmio dello 0,007 % della spesa pubblica italiana. Leggi ordinarie e regolamenti potevano intervenire sulle retribuzioni dei parlamentari (siamo al vertice in Europa), sugli strumenti e le spese parlamentari? Certo … ma non è parso il caso!

f)  Avremo ferite aperte certe nelle istituzioni repubblicane. Equilibri, minoranze ed incidenza delle regioni nella elezioni del Presidente della Repubblica, circoscrizioni estere che diverranno intercontinentali!!! Alla faccia del principio di mandato e rappresentanza, equilibri e ricadute sui compiti delle camere riunite in seduta comune.

REFERENDUM  COSTITUZIONALE

0. Premetto che è inaccettabile la sovrapposizione di un appuntamento referendario e una scadenza elettorale di carattere rappresentativo – legislativo. È la conseguenza di una cultura politica sempre meno consapevole e vigile sulla differenza e la reciproca integrazione tra democrazia rappresentativa parlamentare e strumenti costituzionali di democrazia diretta. La sovrapposizione è particolarmente vergognosa nel caso di referendum costituzionale.

1. IL PRIMATO E IL CORAGGIO DELLA POLITICA

Il nostro ceto politico è da anni affetto da una insopprimibile tendenza a deviare l’attenzione e la preoccupazione per la lunga e irrisolta crisi della politica italiana, dei suoi soggetti collettivi e del suo ceto dirigente: l’ingegneria politica, continua dalla metà degli anni ottanta, divenuta aggressiva negli ultimi venti anni, ne è conseguenza. 

Se l’Italia non riesce ad affrontare la sua endemica e spaventosa corruzione, la presenza dominante di forme di criminalità organizzata, l’arretratezza permanente del grado di istruzione, sviluppo infrastrutturale ed economico rispetto al resto d’Europa, è colpa della Costituzione da aggiustare (2001 e titolo V), da rivoltare ( 2005, 56 articoli o della vendetta), da aggiornare (velocità e decisionismo).  È un errore di fondo.

Questa lunga crisi della politica italiana, ancora inconclusa e alla ricerca della luce in fondo al tunnel, cominciata negli anni novanta, ha un unico pilastro a garanzia dei suoi errori, dei suoi sbandamenti, delle sue incapacità: la solidità della Carta costituzionale repubblicana. Questo abbiamo visto negli ultimi trent’anni. 

L’ingegneria costituzionale è una forma di deviazione dell’attenzione politica, vuol dire  alimentare  una attesa miracolista di facili soluzioni dei nostri problemi, infine una impostazione carismatica dell’azione politica (che infatti attira terribilmente i politici di turno).

2. POPULISMO

Questi lunghi anni di crisi politica e di crisi della politica, con il suo inadeguato riformismo  e la sua ossessiva ingegneria costituzionale hanno alimentato costantemente la deriva populista italiana.                                                                                                                                                              Populismo: riduzione della democrazia alla regola del dominio della maggioranza, quindi concezione assolutista e illimitata della democrazia e sudditanza invece che cittadinanza. Volontà popolare come fonte della verità, contrapposizione tra popolo e gli altri (gruppi dirigenti, minoranza ecc.), superamento di ogni forma di peso e contrappeso, di prudenza e garanzia in un decisionismo autoritario semplificatorio. 

Chi sottovaluta, chi fa spallucce accusando di allarmismo, evita che questa deriva si combatta con coerenza proponendo una concezione consapevole e matura delle istituzioni della nostra democrazia e prendendosi la responsabilità di una lunga, difficile ma urgente azione di costruzione di una prospettiva culturale e politica coerentemente democratica.

3. I COSTI DELLA POLITICA.

Attendo con ansia politici e partiti, parlamenti e governi che operino e dicano pubblicamente che la politica ha bisogno di più risorse: perché la democrazia torni ad essere qualcosa su cui investiamo e spendiamo perché, al contrario di quanto ci viene spesso ripetuto, ciò è  “percepito dalla società civile come necessario”. Io non voglio tagliare gli investimenti sulla politica democratica.

4. LIBERA E COSTITUITA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE

In questa lunga e pericolosa crisi della politica italiana la proposta di superare la democrazia parlamentare liberal-democratica è ormai concezione diffusa e di successo. Quindi schierarsi con chiarezza e non retoricamente: gli equilibri dello stato di diritto e delle istituzioni in una “Libera e Costituita Democrazia Parlamentare” non sono il frutto della improvvisazione. Sono il frutto della consapevole ricerca di pesi e contrappesi che rendano adeguate al loro ruolo tali istituzioni (rappresentanza ed efficienza legislativa) e che le preservino da ogni degrado che le comprometta.

Non sottovaluto mai la razionalità politica dei soggetti in campo.

Questa proposta di modifica costituzionale, solo apparentemente puntuale e circoscritta, è stata parte ed è ancora tassello di una strategia che ritiene le istituzioni parlamentari da superare con forme diverse di decisione politica. Obiettivo: un decisionismo oligarchico, sempre più ristretto a pochi gruppi dirigenti che hanno un mandato popolare ampio. Oggi chi ha voluto questi passi di modifica costituzionale minimizza, ne dichiara il carattere di marginale ricaduta costituzionale.   

Gioco: trovate l’autore di queste due recenti dichiarazioni pubbliche:                                                                                                                                                         “Superamento delle istituzioni della democrazia parlamentare”; “Carattere obsoleto e ormai superato delle istituzioni della democrazia liberale”.

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