Una rozza sforbiciata. Si rischia uno scempio.

di Giorgio Pagliari

La valutazione del voto da dare in questo referendum può partire dall’analisi dello scenario che si aprirebbe nel caso di vittoria del si. Camera e Senato vedrebbero la loro composizione ridotta, nel primo caso da 635 a 400 componenti e, nel secondo caso, da 315 a 200. Il sistema bicamerale resterebbe, però, immutato con tutte le sue note disfunzioni, superabili solo con una differenziazione dei compiti dei due rami del parlamento.

L’unico effetto, dunque, sarebbe quello di ridurre la capacità rappresentativa del parlamento perché si attenuerebbe moltissimo il legame con il territorio. Basti, al riguardo, considerare che ci sarebbe un senatore ogni 600.000/700.000 elettori e un deputato ogni 350.000 elettori. Per di più, tutto questo si accompagnerebbe, nel disegno dei proponenti e (purtroppo) dei sostenitori partitici del si, con l’approvazione di una legge elettorale, che non esito a dichiarare assolutamente pericolosa per la tenuta democratica. Perché una legge elettorale che si fonda sul principio proporzionale con liste bloccate è una legge che favorisce l’oligarchia e la partitocrazia e che rimette la composizione del parlamento esclusivamente nelle mani dei segretari dei tre o quattro partiti che supereranno il quorum. Gli elettori non avrebbero alcuna voce in capitolo. Del resto, una riforma che si fonda sull’esclusiva motivazione della riduzione della spesa non poteva e non può produrre che questi effetti aberranti.

Come non cogliere che, a tal fine, sarebbe bastato rivedere i trattamenti economici? La Costituzione non è un pezzo di carta. Meno che meno quando, come nel caso italiano, viene dopo una parentesi dittatoriale. Come conferma la lettura degli atti dell’Assemblea Costituente, i Padri costituenti ebbero la preoccupazione di ricercare le condizioni migliori per avvicinare l’istituzione parlamentare ai cittadini, consapevoli della fondamentale importanza che questa condizione aveva ed ha per la tenuta democratica.

Questa riforma, come è stato autorevolmente osservato, si traduce in una rozza “sforbiciata”: sarebbe solo una ferita grave alla nostra democrazia parlamentare; una ferita non a caso voluta da chi –il M5S- il parlamento ha vilipeso e al parlamento continua a voler sostituire la democrazia diretta delle piattaforme teleguidate. Attenzione alle scorciatoie! Il no è, dunque, un voto per evitare un vero scempio.

Un salto nel buio

«La riduzione dei componenti delle Camere non può essere lo strumento per demolire la democrazia rappresentativa, che è elemento fondante del nostro assetto democratico e costituzionale, ma deve essere il frutto di una riscrittura organica, che definisca un diverso assetto del nostro disegno bicamerale».

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