I Testimoni del NO

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Gaetano Silvestri

Presidente dell’Associazione Italiana Costituzionalisti, la Repubblica, 8/9/2020

DICO NO AL TAGLIO PERCHÉ VEDO GRAVI PULSIONI CONTRO LA DEMOCRAZIA
«Questo taglio dei parlamentari, senza riforme compensative della Costituzione, della legge elettorale e dei regolamenti delle Camere, riflette la perdurante ostilità nei confronti del Parlamento di una cultura diffusa, purtroppo ancora permeata di autoritarismo. La storia non si ripete. Certamente non tornerà il fascismo delle camicie nere e degli stivaloni. Ma alcune pulsioni profonde contro la rappresentanza democratica scorrono ancora nel sottosuolo della società e talvolta riemergono».

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Anna Finocchiaro

HIC SUNT LEONES
Hic sunt leones stava ad indicare, nell’antica cartografia, un luogo inesplorato e selvaggio, fino a quel momento inaccessibile e popolato, si presumeva, di belve feroci, od orridi animali fantastici, tanto che la variante a quella dicitura era hic sunt dragones. L’espressione, o meglio la locuzione, mi è venuta in mente riflettendo sullo scenario che si aprirebbe nell’ipotesi, probabile, di una vittoria del sì al referendum sul taglio lineare dei parlamentari. Insisto sull’aggettivo “lineare” perché, come ho detto altre volte, le mie preoccupazioni riguardano essenzialmente la riduzione a 200 dei componenti del Senato, e consistono nel difetto di rappresantività e di efficienza che ne deriverebbero a quell’organo.

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Bartolomeo Sorge

Padre gesuita.

DOVERE MORALE ANDARE A VOTARE E VOTARE NO
«Di per sé la diminuzione del numero dei parlamentari può anche essere utile, ma solo nel contesto di una riforma costituzionale più ampia. Ormai, però, non c'è più tempo per farla. E, dato che è in pericolo la stessa democrazia rappresentativa, ritengo un grave dovere morale andare a votare e votare NO» Tratto da il venerdì di Repubblica del 4 settembre 2020

Liliana Segre


Mi sono orientata per il NO soprattutto in coerenza con il mio atteggiamento generale verso il Parlamento. Sono entrata come si entra in un tempio perché il Parlamento è l'espressione più alta della democrazia. Quindi sentir parlare di questa istituzione che fa parte della mia religione civile come se tutto si riducesse a costi e poltrone, è qualcosa che proprio non mi appartiene.

Giovanni Bachelet

PERCHE VOTERÒ NO AL REFERENDUM

Personalmente voterò NO perché, da elettore del centrosinistra stanco della troppo fiacca difesa del Parlamento da parte degli ultimi tre segretari PD (Bersani, Renzi e Zingaretti), da membro del comitato promotore “Salviamo la Costituzione” del referendum 2006, da ex parlamentare che in quei 5 anni ha lavorato h24 con dignità e onore, potrò finalmente in prima persona dire un NO forte e chiaro all’antipolitica da strapazzo secondo la quale il Parlamento è un costo e i Parlamentari una zavorra. Sogno che questo NO vinca e spazzi via dalla notte italiana l’incubo dell’antipolitica, e con esso quanti a parole combattono la casta e poi chiedono il sussidio corona virus. Ma se anche il NO perdesse, mi resterà, come mi insegnò proprio ai tempi del referendum il professor Paolo Sylos Labini, la soddisfazione di potermi guardare in faccia allo specchio quando mi faccio la barba».

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Romano Prodi

SAREBBE PIÙ UTILE AL PAESE UN VOTO NEGATIVO
«Riconfermando la non primaria attenzione che vi attribuisco (al referendum, ndr) e pur riconoscendo che, dal punto di vista funzionale, il numero dei parlamentari sia eccessivo, penso che sarebbe più utile al Paese un voto negativo, proprio per evitare che si pensi che la diminuzione del numero dei parlamentari costituisca una riforma così importante per cui non ne debbano seguire le altre, ben più decisive per il futuro del nostro Paese».

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Alessandro Palanza

CONTRO LE MOTIVAZIONI ORIGINARIE DEL SÌ
Le motivazioni a favore del sì della modifica sottoposta a referendum costituzionale rappresentano altrettanti modelli delle ragioni e dei modi in cui non si dovrebbe mai fare una riforma costituzionale.

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Comitato delle Donne per il No

«La riforma costituzionale, in assenza di una contestuale riforma elettorale e dei partiti, è un salto nel buio che compromette la rappresentanza parlamentare e il ruolo stesso del Parlamento. La riforma svilisce il ruolo del Parlamento e ne riduce la rappresentatività, senza offrire vantaggi apprezzabili né sul piano dell’efficienza delle istituzioni democratiche né su quello del risparmio della spesa pubblica sia perché si tratta di risparmi irrisori sia perché la democrazia ha un valore che non può essere sacrificato per esigenze di risparmio. La riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza dei territori con il rischio che alcune Regioni finirebbero con l’essere sottorappresentate rispetto ad altre. La riforma non eliminerebbe ma, al contrario, aggraverebbe i problemi del bicameralismo perfetto. La riforma confonde la qualità dei rappresentanti con il ruolo stesso dell’istituzione rappresentativa. Con il taglio dei parlamentari la selezione delle candidature da parte delle dirigenze dei partiti o degli stessi leader (già oggi fortemente guidata non sempre da criteri di competenza ma piuttosto da quelli di fedeltà) sarebbe ancor più determinata da considerazioni non valoriali».

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Massimo Luciani

VOTARE NO SIGNIFICA DIFENDERE LA COSTITUZIONE
Se vincesse il Sì, il Parlamento innanzitutto funzionerà peggio. Perché sia i regolamenti che la legge elettorale attuali sono calibrati su un parlamento più numeroso. Chissà che un soprassalto di razionalità non induca gli italiani a reagire a una riforma che finirebbe per umiliare l’istituzione che li rappresenta

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Carlo Cottarelli

RIFORMA SCADENTE E RISPARMI BASSI. È FATTA PER CREARE UNA NUOVA CASTA
Voterò no al referendum sul taglio del numero dei parlamentari perché, nella sua evidente semplicità, è una riforma fatta male, senza una chiara motivazione, senza ben definiti e significativi vantaggi e con qualche probabile svantaggio. Ma, soprattutto, voterò no perché, approvando riforme della nostra Costituzione che non sono fondamentali, ma sono solo di facciata, si alimenterebbe la convinzione che i problemi sociali ed economici della nostra Italia possono essere risolti con approcci superficiali e approssimativi. Un cattivo esempio per il futuro.

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Luciano Canfora

SAREBBE PIÙ UTILE AL PAESE UN VOTO NEGATIVO
«Potrei dire che me lo aspettavo, ma sarebbe banale. Anche se è tale il fascino demagogico della proposta infantile di tagliar via 350 parlamentari che lo si può ritenere irresistibile per un cittadino poco informato e poco incline ad approfondire la questione. È un risultato del tutto prevedibile, che si fonda per l'appunto, sul fascino della demagogia primordiale».

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Mattia Santori

PERCHÉ NOI SARDINE SIAMO PER IL NO
«La riforma sul taglio dei parlamentari su cui saremo chiamati a esprimerci, rappresenta il culmine di un processo di delegittimazione del Parlamento e delle istituzioni repubblicane. Il taglio dei parlamentari, travestito di riformismo nel nome dell’efficienza e del risparmio, è in realtà l’apice dell’antipolitica e rappresenta un grave rischio per la rappresentanza dei cittadini e il funzionamento dello Stato».

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Roberto Saviano

intervista a La Stampa, 10 settembre 2020
VOTERÒ CONVINTO NO AL REFERENDUM
«Questo referendum è molto particolare e per potermelo spiegare ho ripensato alla definizione di schizofrenia: una serie di pensieri lucidi che ruotano attorno a un pensiero delirante».

rossi

Emanuele Rossi

Costituzionalista
ECCO PERCHÉ IL TAGLIO NON È UNA BUONA IDEA
«Consideriamo ora le ragioni per cui il Parlamento ha ridotto il numero dei parlamentari (da 630 deputati a 400 alla Camera; da 315 senatori elettivi a 200 al Senato). Le motivazioni che sono state addotte in sede parlamentare sono varie».

caffè

100 Passi

Alex Gisondi, 100 passi
SPORCHEREMO I MURI CON UN ALTRO NO!
«Così cantava il buon Renato Zero nella sua celebre ‘Amico assoluto’, ricordando i tempi adolescenziali e divinizzando quella fantasia che li contraddistingue. Il nostro ‘no’ in questione però, è molto meno immaginario e molto più serio, perché sarà la (nostra) risposta al quesito referendario del 20 Settembre prossimo. Se i grandi guardano alla politica con disgusto a tal punto da volerla decimare ad ogni costo, i giovani cosa fanno? La prima parola che mi viene in mente è:” resistono”. Contro una politica che li ha messi nel dimenticatoio, contro la becera propaganda elettorale che vuol fargli credere che 1,75€ pro capite sia un grande risparmio in termini economici».

Giovani Attivisti

APPELLO DEI GIOVANI ATTIVISTI CONTRO IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI
«I rischi che si corrono in questa fase di transizione sono alti: un ulteriore indebolimento degli strumenti di democrazia e rappresentanza rischia di accentuare il carattere elitario dell’attuale assetto dei poteri, con conseguente accentuazione dell’inquietante fenomeno della tecnicizzazione della decisione collettiva. Sono principalmente le nuove generazioni a correre il rischio di ritrovarsi senza colpo ferire in quella che qualcuno ha definito post-democrazia, un nuovo stadio della vicenda sociale dove la prassi politica non sarà interpretata ma soltanto subita dalla cittadinanza».

espresso

100 ragioni per il NO

Il mondo accademico e le associazioni. I giuristi e gli scrittori. Il cinema e la musica. Tutti contro il taglio dei parlamentari. Dalla difesa della Costituzione alle bugie dei demagoghi, L’Espresso ha raccolto le loro motivazioni.