La buona battaglia

di Rosy Bindi22 Settembre 2020

Abbiamo combattuto la buona battaglia. Non sempre le buone battaglie portano alla vittoria, ma restano buone battaglie. Ci sarà tempo nei prossimi giorni, dopo che conosceremo anche i flussi elettorali, e soprattutto grazie a persone più attrezzate di me, di condividere commenti, ma un grazie sincero per il lavoro fatto possiamo scambiarcelo a caldo, insieme a qualche riflessione. Grazie davvero per la condivisione e l’impegno di tutti. Non sappiamo se il nostro lavoro abbia contribuito ad orientare alcune elettrici ed elettori a votare contro una riforma che continuo a giudicare un salto nel buio, ma sono sicura che siamo riusciti ad accompagnare la riflessione di molti.

La vittoria netta del si è in larghissima parte frutto di un superficiale quanto radicato populismo che da tanti anni è stato coltivato e orientato contro il Parlamento. Questo referendum mette il sigillo a una lunga stagione di predicazione contro la casta, la politica, la rappresentanza.

Resta il rammarico che a questo voto si sia unito quello orientato dalle decisioni di tutti i partiti rappresentati in Parlamento, con la sola eccezione di Più Europa, con motivazioni che, quando non erano pericolose perché coerenti con una visione della democrazia lontana dalla nostra Costituzione (penso alla Lega e a Fratelli d’Italia) erano frutto di calcoli politici, per salvare il governo, che nulla hanno a che fare con una cultura autenticamente costituzionale.

Penso di non sbagliare nel sostenere che il 30% dei No è stato in larghissima parte frutto di un autentico attaccamento alla Carta fondamentale, alla democrazia rappresentativa e pluralista. Un voto pensato, spesso frutto di scelte controcorrente rispetto alle indicazioni di partito, un voto frutto della mobilitazione di realtà associative e di testimoni di impegno civico e politico. Un patrimonio da non disperdere e che sono certa non farà sconti e vigilerà sul futuro della nostra vita democratica.

Vigileremo anche noi sulla coerenza di quanti hanno assicurato gli elettori che questo è solo il primo passo di un lungo percorso di riforme: la legge elettorale, i regolamenti parlamentari, la sfiducia costruttiva, la correzione del bicameralismo paritario, la legge sui partiti.

Non sarà difficile verificare se questa promessa sarà mantenuta. O se piuttosto, tra un rinvio e l’altro, ci si limiterà a dare in pasto lo scalpo della riduzione delle indennità o meglio, come li chiamano, degli stipendi.

Non è da escludere che questo accada, dal momento che il primo commento da parte degli unici vincitori del referendum è stato: grazie a noi ora le poltrone non sono più mille, ma 600! Troppo facile commentare: ma se sono solo poltrone perché ne avete tagliate così poche?

Non sarà semplice, ma dobbiamo provare tutti insieme a restituire dignità al valore della rappresentanza, della politica, della democrazia.

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